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La virtù della lungimiranza

Itemi forti dell’attuale pontificato hanno caratterizzato, il 7 gennaio, il saluto al Papa da parte dell’ambasciatore di Cipro, George Poulides , decano del Corpo diplomatico presso la Santa Sede. Bergoglio - ha detto l’ambasciatore - ha “portato avanti un impegno infaticabile per la difesa della dignità umana”. A preoccupare il Corpo diplomatico nel panorama odierno è la ricerca di soluzioni per contrastare la “cultura dello scarto”. Più volte sono stati inoltre sottolineati, nel discorso, il valore irrinunciabile dell’ecumenismo e la speranza riposta nei giovani e nel loro futuro.

Papa Francesco , in risposta, ha anzitutto elencato alcuni recenti risultati dell’attività diplomatica: “La ratifica dell’accordo-quadro tra la Santa Sede e la Repubblica del Benin sullo statuto giuridico della Chiesa cattolica in Benin, nonché la firma e ratifica dell’accordo tra la Santa Sede e la Repubblica di San Marino per l’insegnamento della Religione cattolica nelle scuole pubbliche. La Santa Sede ha ratificato pure la Convenzione regionale dell’Unesco sul riconoscimento delle qualifiche dell’insegnamento superiore in Asia e nel Pacifico, e nel marzo scorso ha aderito all’Accordo parziale allargato sugli itinerari culturali del Consiglio d’Europa”.

Ha inoltre ricordato “la firma dell’accordo provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica popolare cinese sulla nomina dei vescovi in Cina, avvenuta il 22 settembre scorso. Ringrazio il Signore perché, per la prima volta dopo tanti anni, tutti i vescovi in Cina sono in piena comunione con il successore di Pietro e con la Chiesa universale!”.

Ha però subito precisato: “La Santa Sede non intende ingerirsi nella vita degli Stati, bensì ambisce a essere un ascoltatore attento e sensibile alle problematiche che interessano l’umanità, con il sincero e umile desiderio di porsi al servizio del bene di ogni essere umano”.

In questo senso, rievocando l’istituzione della Società delle nazioni, e quindi dell’Onu, l’ha definita “una strada sicuramente irta di difficoltà e di contrasti; non sempre efficace, poiché i conflitti purtroppo permangono anche oggi; ma pur sempre un’innegabile opportunità per le nazioni di incontrarsi e di ricercare soluzioni comuni”. Infatti, “premessa indispensabile del successo della diplomazia multilaterale sono la buona volontà e la buona fede degli interlocutori, la disponibilità a un confronto leale e sincero, e la volontà di accettare gli inevitabili compromessi che nascono dal confronto tra le parti”. La situazione attuale, con le sue tensioni, “in parte è il risultato dell’evoluzione delle politiche nazionali, sempre più frequentemente determinate dalla ricerca di un consenso immediato e settario, piuttosto che dal perseguimento paziente del bene comune con risposte di lungo periodo. In parte è pure l’esito dell’accresciuta preponderanza, nelle organizzazioni internazionali, di poteri e gruppi di interesse che impongono le proprie visioni e idee, innescando nuove forme di colonizzazione ideologica, non di rado irrispettose dell’identità, della dignità e della sensibilità dei popoli. In parte, è la conseguenza della reazione in alcune aree del mondo a una globalizzazione sviluppatasi per certi versi troppo rapidamente e disordinatamente”.

In sintesi, oggi “alla politica è richiesto di essere lungimirante, di non limitarsi a cercare soluzioni di corto respiro. Il buon politico non deve occupare spazi, ma avviare processi; è chiamato a far prevalere l’unità sul conflitto, alla cui base vi è la solidarietà, intesa nel suo significato più profondo e di sfida”.

d. r.

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