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Bambini lasciati fuori dal nido

Scongiurare che i nidi e i servizi per l’infanzia restino chiusi anche a settembre. È stata questa la motivazione che ha spinto educatrici e gestori di asili nido privati e dei servizi educativi, insieme ad alcune mamme, a manifestare davanti alla sede della Regione Umbria il 21 maggio. La manifestazione si è svolta in contemporanea in tutta Italia quale denuncia per il totale silenzio sui servizi educativi da 0 a 6 anni nel Dpcm sulle riaperture, così come nel Decreto rilancio.

In Umbria i servizi educativi privati 0-3 anni sono 180, quasi 9.000 i bambini accolti, un migliaio gli operatori. Si tratta di servizi che soddisfano circa il 45% delle esigenze del territorio regionale, a fronte del 55% del pubblico.

“La nostra - spiega Arianna Guzzoni , portavoce dei nidi regionali, titolare del ‘Nido sull’albero’ a Santa Maria degli Angeli - è stata una richiesta di aiuto per garantire la sopravvivenza dei servizi e di centinaia di operatori. Siamo chiusi dal 4 marzo, e non sappiamo ancora quando potremo riaprire. Dobbiamo pagare le spese di affitto e le utenze, le nostre strutture sono al collasso, rischiamo di dover chiudere, e molti operatori potrebbero finire licenziati. Centinaia le famiglie che rischiano di non trovare più il posto per i loro figli. Senza cassa integrazione e senza rette, i mesi successivi saranno a carico delle imprese, già penalizzate da mesi di inattività”.

E poi c’è l’incertezza di quando e co- me riaprire. “Prima dell’emergenza il rapporto era di un educatore ogni 8 bambini, ora si parla di uno ogni 5”. Condizioni difficili da sostenere. La richiesta fatta alla delegazione regionale che li ha accolti è “di salvaguardare la nostra esistenza - aggiunge Guzzoni - attraverso la proroga della cassa integrazione in deroga, garantita solo fino ai primi di giugno, per tutta la chiusura dei servizi, attraverso l’erogazione di contributi a fondo perduto e l’aumento del Fondo regionale al Sistema integrato per la prima infanzia di cui facciamo parte. Abbiamo anche chiesto la creazione di un tavolo di lavoro per poter discutere la ripartenza, al quale possa partecipare una nostra rappresentanza. Inoltre, qualora i protocolli sanitari richiesti fossero insostenibili per noi dal punto di vista economico, chiediamo di ricevere aiuti pubblici per evitare di alzare le rette alle famiglie. Il nostro è un servizio indispensabile per il territorio e le famiglie, perché sappiamo che le disponibilità dei nidi pubblici non basta a soddisfare le richieste dei genitori”.

Conclude con una nota di soddisfazione: “La delegazione regionale si è dimostrata aperta alle nostre richieste, e si è detta disponibile a risolvere la questione insieme, programmando entro breve un incontro”.

Manuela Acito

La manifestazione in piazza Italia a Perugia davanti alla sede della Regione

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