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Ragazzi in redazione

Teens week. I ragazzi del progetto Duc in altum hanno visitato La Voce

“Una settimana al lavoro! Una classe di ragazzi della terza media di Montegrillo prova un progetto intitolato Duc in altum. Insieme agli educatori che li hanno accompagnati per 4 giorni dalle 13.30 alle 21.00 all’Abbazia di Montemorcino, hanno visto come si lavora e hanno provato a fare molte attività riguardanti ciò. Inoltre a questo hanno anche pensato alle loro scelte per il futuro e a quello che vivono adesso”… Questo è l’incipit dell’articolo che giovedì pomeriggio, nella redazione del settimanale La Voce i piccoli “abitanti” del villaggio educante hanno iniziato a scrivere per raccontare la propria esperienza.

Si sono chiuse infatti proprio il 7 novembre le prime tre settimane di “Teens week” rivolte agli studenti delle classi terze della scuola secondaria di I grado dell’Istituto comprensivo Pg 1 e organizzate dall’Abbazia giovane Montemorcino nell’ambito del progetto “Duc in altum - un villaggio educante per vivere la scuola da Fuoriclasse”, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia Bando Idee Welfare 2018. Le classi che hanno partecipato sono 3A - 3B – 3C di Elce; 3A Montegrillo; 3A Colle Umberto. Un totale di 75 ragazzi che, per 4 pomeriggi, dalle 13 alle 21 hanno “abitato” il Villaggio educante vivendo oltre 17 tipi di esperienze diverse a contatto con il mondo del lavoro per verificare le proprie capacità, far uscire i propri talenti, mettersi alla prova, sperimentare e ascoltare. Le uniche parole bandite in questi giorni sono state pigrizia, svogliatezza, incapacità: tutti si sono messi in gioco, dando fiducia agli educatori e mettendo da parte la noia e il cellulare.

Le parole più belle invece sono quelle che proprio loro, anonimamente, hanno pronunciato e con le quali ci piace raccontarvela senza mediazioni o correzioni.

“Ero preoccupata a venire qua perché siamo in una abbazia e il nome del progetto fa un chiaro riferimento alla religione, mentre io sono atea. Ho condiviso questa preoccupazione con un’altra ragazza, buddista. Invece qua non sono stata giudicata o forzata in nulla, mi sono sentita accolta”.

“Quelle che viviamo sono proposte per noi e ci concentriamo su noi stessi e questo mi piace”.

“Questa esperienza è stata bella e divertente. Ho capito molte cose come ad esempio l’aver cura delle cose e dedicarci del tempo”. “La maggior parte delle cose fatte richiede pazienza e io ne ho poca, ho dovuto fare i conti con i miei limiti”.

“Ho conosciuto una ragazza qui che i compagni che non sono venuti considerano ‘sfigata’ invece parlandoci qua siamo diventate amiche”.

“Quando mi hanno spiegato come funzionava questo progetto inizialmente credevo che sarebbe stato un disastro , forse perché non ero abituato a vedere la mia classe interessata a qualcosa di impegnativo. In seguito però vidi che tutto sommato la mia classe non era tanto disinteressata come mi era sembrato all’ inizio. Ciò che mi ha fatto cambiare idea è stato vedere i miei compagni che facendo le attività che il progetto ci proponeva si interessavano molto e non facevano disastro scombinando i programmi e rompendo il silenzio di interesse che c’era nell’ aria. In seguito alle varie esperienze educative e piacevoli che avevamo fatto due di queste mi colpirono molto: la prima è stata la più importante per me ovvero l’incontro con un insegnante di lettere di liceo, quell’ incontro è stato importante perche ha confermato la mia idea. Infatti io volevo fare l’ insegnante e ciò che mi disse mi colpì tanto; disse che il suo lavoro era di aiutare i ragazzi e di vedere oltre il guscio in cui si rinchiudevano cercando di tirarli fuori da esso e perciò mettere a frutto il talento che avevano. Io quella sera decisi definitivamente che in un futuro non molto lontano avrei fatto l’insegnante”.

Fra i vari mestieri che hanno avuto modo di conoscere, i ragazzi sono stati giornalisti per un giorno. Ecco il loro articolo in cui si raccontano

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